La legge nazionale sull’agricoltura sociale compie dieci anni. Fondazione Cariplo e ASeS hanno scelto di non celebrare una ricorrenza, hanno preferito provare a rispondere a una domanda: come sviluppare il settore per fare un salto? Metropoli Agricole 2026 ha riunito a Milano istituzioni, rappresentanti di categoria, operatori locali e ricercatori con un obiettivo preciso: osservare i dati di ricerca, riconoscere i limiti, costruire insieme una direzione.  

Il convegno, promosso da Fondazione Cariplo insieme ad ASeS – Agricoltori, Solidarietà e Sviluppo, è partito dallo stato dell’agricoltura sociale in Lombardia presentando due ricerche commissionate dalla Fondazione:

  • la prima affidata a Dialogica sul ruolo e potenziale di sviluppo dell’agricoltura sociale in Lombardia; 
  • la seconda curata da Evaluation Lab di Fondazione Social Venture Giordano Dell’Amore, che valuta i risultati del bando Coltivare Valore.

La giornata si è articolata in tre momenti:

  • la presentazione delle ricerche;
  • il confronto tra i rappresentanti nazionali e regionali del settore;
  • un pomeriggio di lavoro in laboratori di confronto misti (istituzioni, sistemi territoriali e operatori locali), paralleli e a piccoli gruppi.

CONVEGNO

9.00
Accoglienza e caffè di benvenuto

9.30
Saluti istituzionali 

  • Claudia Sorlini, Vicepresidente di Fondazione Cariplo
  • Francesca Oggionni, Presidente dell’Ordine dei Dottori Agronomi e dei Dottori Forestali di Milano


Introduzione ai lavori del convegno

  • A cura di Dario Olivero, Consigliere ASeS – Agricoltori Solidarietà e Sviluppo

10.00 – 11.30

1ª PARTE

Agricoltura Sociale, una risorsa da valorizzare

10.00 Stato di salute dell’agricoltura sociale a livello nazionale

Giuliano Ciano, Coordinatore nazionale Forum Nazionale Agricoltura Sociale

10.20 Presentazione del quaderno “Risultati e apprendimenti da esperienze di agricoltura sostenibile e sociale”

Paolo Canino, Evaluation Lab, Fondazione Social Venture Giordano Dell’Amore 

10.40 Quale ruolo e potenziale di sviluppo dell’agricoltura sociale in Lombardia? I risultati della ricerca sul grado di coesione degli attori del settore

Silvia De Aloe, Dialogica

11.00 – 13.15

2ª PARTE

Prospettive di sviluppo alla luce dei dati forniti

Presenta e modera: Elisabetta Soglio, Giornalista 

11.30 In dialogo con:

  • Massimo Fiorio, Primo firmatario legge 141/2015
  • Marina Ragni, Direzione Generale Agricoltura, Sovranità Alimentare e Foreste – Regione Lombardia
  • Gabriele Mazzola, Direzione Generale Famiglia, Solidarietà Sociale, Disabilità e Pari opportunità – Regione Lombardia
  • Cristiano Fini, Presidente Nazionale CIA – Agricoltori Italiani
  • Ettore Prandini, Presidente Coldiretti
  • Luca Ginestrini, Direttore Enapra – Confagricoltura
  • Francesco Cappello, Presidente Filiera Futura
  • Maria Grazia Campese, Presidente Confcooperative Federsolidarietà Lombardia 

13.00 Conclusione mattinata

  • A cura di Fondazione Cariplo

13.15 Pranzo conviviale


14.30 – 17.00

3ª PARTE

Oltre l’informazione

L’uso del dato scientifico per costruire una visione condivisa del cambiamento

14.30 Laboratori di confronto
Un esercizio di corresponsabilità tra ricerca, istituzioni e attori del territorio 

Quale dialogo tra settore agricolo e sociale per lo sviluppo del territorio?
Che modelli 
di governance a supporto dell’evoluzione dell’agricoltura sociale?
Quale ruolo per l’agricoltura sociale nella gestione delle esigenze locali di sviluppo delle filiere agro-alimentari? 
Con queste ed altre domande stimolo, i partecipanti saranno coinvolti in gruppi di lavoro e verranno accompagnati a usare i dati di ricerca e le prospettive offerte da ruoli  politici e istituzionali,  per delineare traiettorie di sviluppo da restituire e condividere a livello istituzionale.

16.00 Plenaria di condivisione dei laboratori di confronto e conclusioni

17.00 Chiusura

* invito da confermare

L’evento ha partecipato al programma di formazione professionale continua dei Dottori Agronomi e dei Dottori Forestali per 0,75 CFP con riferimento al Regolamento CONAF n. 162/2022.


INTRODUZIONE

L’agricoltura sociale in Lombardia: tre scopi e due vincoli.

La Vicepresidente di Fondazione Cariplo, Claudia Sorlini, ha aperto la discussione mettendo a fuoco tre ragioni per cui Fondazione Cariplo crede nell’agricoltura sociale.

La prima: è uno dei terreni su cui è possibile contrastare le disuguaglianze in modo concreto e diversificato.

La seconda, che ha risuonato con forza nella sala, è il ruolo dell’agricoltura sociale come presidio del territorio: non solo inclusione delle fragilità, ma strumento di sviluppo e difesa dei luoghi che rischiano di essere abbandonati, delle aree interne, delle montagne che si sgretolano. Un’agricoltura che aggrega, rigenera gli ambienti, produce, tiene vivo il tessuto sociale dove altri attori non arrivano.

La terza: la costruzione di comunità più coese e inclusive come condizione per far vivere bene un territorio. 

Il messaggio di Sorlini non si è fermato al potenziale. Ha riconosciuto i limiti strutturali più rilevanti ovvero la frammentazione tra i soggetti e la discontinuità dei finanziamenti. “La frammentazione non è un fatto positivo, perché non dà forza. La forza deriva dalla capacità di costruire reti territoriali.
Questo convegno è nato per rispondere proprio a questa mancanza. 


PRIMA PARTE

Dalla visione ai risultati delle ricerche 

Prima dei dati: una visione di agricoltura sociale che punta al futuro

A raccogliere il filo aperto da Sorlini è stato Giuliano Ciano, coordinatore del Forum Nazionale dell’Agricoltura Sociale: una voce storica che viene da 27 anni di esperienza diretta sul campo. 

Il problema non è tecnico: è culturale, ha detto Ciano. Quando si ragiona per categorie giuridiche, invece che per funzioni e impatto, ci si ritrova intrappolati in un’impasse che il settore conosce bene, “non si può fare: non sei un’impresa agricola; non si può fare: non sei una cooperativa sociale”, e si perde di vista l’essenziale. 

È sviluppo locale perché l’agricoltura sociale apre le porte di uno spazio dove i custodi del territorio tengono da anni un presidio di prossimità: una comunità che accompagna la cura delle persone, genera lavoro, restituisce dignità.

Funziona quando imprese agricole e organizzazioni del terzo settore costruiscono insieme quel progetto e diventano un riferimento stabile per il territorio. Si inceppa quando le competenze restano separate e il progetto finisce con il finanziamento

I dati: due ricerche che misurano la distanza tra quella visione e lo stato del settore in Lombardia 

Evaluation Lab
Presentazione del quaderno “Risultati e apprendimenti da esperienze di agricoltura sostenibile e sociale”

Paolo Canino di Evaluation Lab (Fondazione Social Venture Giordano Dell’Amore) ha presentato i risultati del bando Coltivare Valore di Fondazione Cariplo, che tra il 2018 e il 2021 ha sostenuto 43 progetti, con contributi di 10,3 milioni di euro.

I numeri restituiscono la dimensione dell’impegno:

  • oltre 440 percorsi di inserimento lavorativo sono stati attivati per persone in condizione di fragilità,
  • più di 200 ettari di terreni recuperati e gestiti con pratiche agroecologiche. 

La ricerca ha messo in luce anche le criticità strutturali ricorrenti:

  • la difficoltà di garantire percorsi di inserimento efficaci senza accompagnamento strutturato;
  • la fatica nel costruire reti territoriali stabili tra organizzazioni di natura diversa: cooperative, aziende agricole ed enti pubblici;
  • la sfida di modelli economici capaci di reggere oltre il periodo di finanziamento.
  • Sono dati che non scoraggiano ma orientano e che la giornata ha usato come punto di partenza. 

Dialogica
Quale ruolo e potenziale di sviluppo dell’agricoltura sociale in Lombardia? I risultati della ricerca sul grado di coesione degli attori del settore

La ricerca presentata da Silvia De Aloe di Dialogica ha trasformato quella visione in domanda misurabile: quanto gli attori dell’agricoltura sociale lombarda condividono una direzione comune di sviluppo? Ha esordito De Aloe, “Il tema è l’approccio che utilizziamo per promuovere uno sviluppo ulteriore”.

I dati, costruiti su interviste a 23 ruoli istituzionali e su un questionario a 119 operatori locali, hanno offerto una risposta precisa. 

È stato rilevato un valore di coesione di 4,5 su 10.
4,5/10 indica un settore capace di operare, ma non ancora in grado di costruire una visione comune di sviluppo territoriale.

Tre evidenze hanno reso leggibile quel numero: 

  • La rete è riconosciuta come risorsa da tutti, ma con intenzioni divergenti: per il non profit è uno strumento di sviluppo territoriale allargato, per il profit è prevalentemente per supportare interventi circoscritti alle categorie fragili. 
  • Il coinvolgimento dei diversi attori è orientato all’operatività (ognuno fa bene il proprio pezzo), in un assetto in cui il profit tende a collocarsi in una posizione di eventuale “messa a disposizione” (e non membro co-protagonista di una squadra). 
  • Il valore sociale dell’agricoltura è ampiamente condiviso, ma resta associato all’inclusione delle fragilità: il suo potenziale come leva strategica di sviluppo integrato è ancora da sviluppare 

Eppure, ha concluso De Aloe, il contesto spinge esattamente in quella direzione: l’Agenda 2030, il welfare generativo, il Codice del Terzo Settore, le politiche europee sulle filiere agroalimentari… tutti chiedono di superare la settorializzazione. 

Il contributo si è concluso con il lancio dei laboratori pomeridiani come prima occasione per un esercizio di coesione: trasformare i dati in strategie condivise per incrementare il lavoro di squadra a livello istituzionale, di sistema e di operatori locali.

 Silvia De Aloe, Dialogica 


SECONDA PARTE

Il panel: Prospettive di sviluppo per il settore

Con la moderazione della giornalista Elisabetta Soglio si sono confrontati Massimo Fiorio Primo firmatario legge 141/2015, Regione Lombardia nelle persone di Gabriele Mazzola Direzione Generale Famiglia, Solidarietà Sociale, Disabilità e Pari opportunità e Marina Ragni Direzione Generale Agricoltura, Sovranità Alimentare e Foreste, le principali associazioni di categoria degli agricoltori nelle persone di Cristiano Fini Presidente Nazionale CIA – Agricoltori Italiani, Ettore Prandini Presidente Coldiretti e Maurizio Onorato Direttore Confagricoltura Lombardia, Francesco Cappello Presidente Filiera FuturaMaria Grazia Campese Presidente Confcooperative Federsolidarietà Lombardia

Riportiamo qui i due contributi a cura dei co-organizzatori di Metropoli Agricole – ASeS e Fondazione Cariplo – che ci aiutano a delineare una sintesi del messaggio del Panel e del convegno più in generale. Riflettono punti di vista diversi ma complementari: di chi l’Agricoltura Sociale la fa e di chi la sostiene e finanzia.

Abbiamo un filo comune, nelle varie sezioni del lavoro di questa edizione di Metropoli Agricole: siamo tutti convinti che l’Agricoltura Sociale oggi sia ormai matura, ma non sufficientemente strutturata per fare un ulteriore salto di livello. 

Occorre smettere di vederla come un settore a sé stante, è l’ora di considerarla finalmente come il punto di incontro dei bisogni diversi delle comunità di un territorio.

È quindi un “progetto” di sviluppo che si fonda non su un’idea tecnica ma su una dimensione prettamente culturale. I passaggi per riuscirci non sono per nulla semplici.

Innanzitutto siamo abituati a ragionare per settori e competenze, il passaggio alla interdisciplinarietà spesso è difficoltoso (a volte impossibile) in particolare nel settore pubblico. 

Il prossimo step potrebbe essere la creazione, a livello locale, di tavoli di sintesi tra bisogni diversi (ad es la protezione e la fruizione del territorio, la risposta alle fragilità, la valorizzazione delle produzioni, ecc) per individuare le soluzioni praticabili e su queste far convergere le risorse, sia materiali che immateriali. 

Un esempio potrebbe essere quello di un progetto sperimentale per creare un punto di incontro tra le necessità del mondo delle imprese e il mondo no profit, perché:

  • le imprese (industriali, commerciali, cooperative e dei servizi) hanno bisogno di applicare l’articolo 14, che obbliga le aziende che superano certi parametri alla assunzione di dipendenti afferenti alle categorie protette
  • il mondo no profit potrebbe dare una risposta efficace convogliando su di sé notevoli risorse economiche altrimenti disperse o inutilizzate. 

Altro tema è quello della formazione: a funzioni nuove deve corrispondere una adeguata professionalità in particolare su quella dimensione della interdisciplinarietà sottolineata in precedenza.

Un altro tassello di questo “progetto” è il rafforzamento dell’impresa agricola.

Il valore aggiunto in agricoltura si concentra a valle e a monte della produzione primaria sia nella fornitura di mezzi tecnici (macchinari, concimi, sementi, ecc) sia nella trasformazione, distribuzione e vendita dei beni. Riportare una parte di questo valore a livello della produzione primaria è una necessità imprescindibile dell’impresa agricola.

In sintesi si tratta di creare un modello che dimostri come dietro un prodotto non ci sia solo il mero acquisto, ma l’investimento in un’idea diversa di comunità, capace di mettere in relazione metropoli e aree agricole, rafforzando i territori e generando valore economico e sociale.


TERZA PARTE

I laboratori: Trasformare i dati in corresponsabilità 

Abbiamo lavorato in tre gruppi, volutamente eterogenei: ciascuno era composto da profili istituzionali, di sistema e operativi del profit e del non profit.
La scelta stessa di mescolare i gruppi (ciascuno portatore delle proprie tradizioni, linguaggi e culture organizzative) era già un esercizio di corresponsabilità. 

Il mandato è stato preciso: usare le evidenze della ricerca di Dialogica per elaborare strategie concrete, orientate a generare collaborazione tra le tre tipologie di attori territoriali. 

Guidati dai dati e dalla sfida comune, con la facilitazione dei ricercatori, gli attori che nella quotidianità operano su piani distinti — istituzioni, sistemi territoriali, operatori locali — hanno co-costruito strategie per tutti e tre i livelli

La priorità indicata è un coordinamento tecnico-regionale trasversale alle direzioni oggi separate — welfare, agricoltura, sanità, lavoro, ambiente — per definire una visione normativa unitaria e superare la frammentazione settoriale.

Accanto a questo coordinamento:

  • luoghi di co-progettazione stabili e riconosciuti tra profit, non profit e pubblico,
  • il coinvolgimento strutturale degli enti di ricerca nella valutazione d’impatto come strumento di orientamento delle policy (e non come mero adempimento) e come promotori di nuove competenze. 

Il punto di partenza è riconoscere ciò che esiste: GAL, DES, Distretti del Cibo, comunità del cibo, sono già infrastrutture di governance multi-attore, da valorizzare prima che da reinventare.

I gruppi hanno proposto di costruire su queste basi filiere locali con figure tecniche sovra-aziendali — al servizio del territorio, non di singole realtà — capaci di connettere lavoro agricolo, percorsi di inclusione e coesione sociale in modo continuativo. 

Le leve indicate sono:

  • la formazione e lo scambio sistematico di pratiche tra aziende agricole, cooperative sociali e Terzo Settore,
  • un marchio nazionale per i prodotti dell’agricoltura sociale pensato come strumento di riconoscibilità e sviluppo di filiera, capace di coinvolgere anche le imprese profit.

Quando la convergenza diventa una prova concreta 

I laboratori di Metropoli Agricole 2026 hanno dimostrato che la convergenza è possibile.
Quando attori che operano a livelli diversi ragionano a partire da dati condivisi e verso un obiettivo comune, il dialogo si allontana dalla retorica e diventa progetto. Le strategie emerse non appartengono a nessun singolo attore: sono il prodotto di una corresponsabilità già all’opera, che questo convegno ha contribuito a far emergere. 

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